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Beatrice Arnera, a Venezia vince l’autenticità

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Beatrice Arnera, a Venezia vince l’autenticità

La passerella della Mostra del Cinema diventa per l’attrice un’occasione per raccontare fragilità, paura del giudizio e la conquista di una nuova libertà personale

Beatrice Arnera ha scelto Venezia per mostrarsi senza maschere, proprio nel luogo in cui ogni dettaglio viene osservato, giudicato e trasformato in immagine. Sul red carpet della Mostra del Cinema, l’attrice ha sfilato con un abito firmato Alessandro Vigilante, ma è stato soprattutto il messaggio affidato poco dopo a Instagram a raccontare ciò che le fotografie non potevano mostrare: l’ansia, la paura del giudizio e, insieme, la soddisfazione di essersi concessa quel momento senza rinunciare alla propria autenticità. «È evidente che non è proprio il mio sport questo», ha ammesso con la consueta ironia, raccontando di aver affrontato la passerella tra respiri profondi e qualche inciampo. Quelle che dall’esterno potevano sembrare espressioni di fastidio erano, in realtà, il modo con cui cercava di gestire le proprie emozioni.

Tra paura del giudizio e ironia personale

«Facevo il funambolo sulle nevrosi», ha scritto, prima di arrivare al pensiero che più di ogni altro sembra averle rimesso le cose nella giusta prospettiva: «Ma io ho partorito un essere umano, potrò mai aver paura di quello che pensa la gente?». Una frase ironica, ma anche estremamente personale, che restituisce la misura di una donna consapevole delle proprie fragilità e proprio per questo capace di non farsene imprigionare. Arnera ha raccontato anche la sua scelta di non prendersi troppo sul serio, perché, come ha spiegato, quando lo fa rischia di essere travolta da una risata incontenibile.

E così Venezia, invece di diventare una prova da superare, si è trasformata in un gioco, quasi come quando da bambina immaginava di essere qualcun altro. A renderlo possibile, ha riconosciuto, sono state le persone che le erano accanto, quelle capaci di porgere un braccio quando i tacchi diventano complicati e una mano quando arriva la paura.

Il sostegno delle persone accanto a lei

Nel suo racconto c’è anche un ringraziamento alla propria terapeuta, figura alla quale attribuisce parte di quella libertà conquistata nel tempo. «Dio benedica le mie paurine, l’ansia e il mio terrore di vendermi troppo diversa da come sono», ha scritto, arrivando a una consapevolezza precisa: proprio quelle fragilità oggi le permettono di sentirsi libera, amata, grata, felice e coraggiosa.

Il clamore sentimentale resta sullo sfondo

Sullo sfondo della sua presenza veneziana resta inevitabilmente anche il clamore sentimentale che negli ultimi mesi ha accompagnato il suo nome, legato alla relazione con Raoul Bova e alla separazione dell’attore da Rocío Muñoz Morales. Le due attrici sono state a Venezia a poche ore di distanza, sullo stesso red carpet ma senza trasformare la coincidenza in un confronto.

Arnera, però, ha scelto di spostare l’attenzione altrove, lontano dal rumore della cronaca rosa e vicino a ciò che davvero voleva raccontare. Alla fine si è concessa persino un piccolo applauso personale: «Bello. Brava. Tiè. Me do ’n bacetto da sola!». Ed è forse proprio questo il dettaglio più riuscito della sua Venezia: non la perfezione della passerella, ma il coraggio di attraversarla con tutte le proprie imperfezioni.

A cura di Nora Taylor
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