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Pic-nic e musica: la cantina che vuole la Gen Z
Pic-nic e musica: la cantina che vuole la Gen Z
Una ricerca presentata al BTO di Firenze analizza il rapporto tra i giovani e il vino: cresce la voglia di condivisione, ma diminuisce il consumo tradizionale a favore di esperienze autentiche
Il mondo del vino italiano affronta una sfida cruciale: conquistare la Generazione Z. Sebbene l’Italia resti la meta turistica più desiderata al mondo grazie a enogastronomia e autenticità, i giovani mostrano segnali di distanza. Il 51% percepisce il settore vinicolo come “troppo tecnico” e il 58% ammette di avere «paura di dire cose sbagliate». Il Vino e la Gen Z parlano ancora lingue diverse, come emerge da una ricerca Ipsos Doxa presentata al BTO di Firenze.
Il paradosso italiano: fascino globale, dubbi locali
L’Italia stravince come “vacanza premio” su Stati Uniti e Australia. Il sentiment per il food & wine (86%) è altissimo, e il vino è l’eccellenza numero uno per il 56% dei ceti elevati (superando moda e turismo). Tuttavia, questo fascino incontra un ostacolo negli under 30. Per loro il vino è convivialità (65%), ma la comunicazione del settore è percepita come elitaria e distante.
La cantina diventa un palcoscenico
I giovani non rifiutano il prodotto, ma l’approccio. «La Generazione Z non vuole essere educata, vuole essere coinvolta», sottolinea Lavinia Furlani di Wine People. Questo significa preferire racconti spontanei e accessibili. Cambiano anche i consumi: il 75% modera attivamente le quantità, per salute e immagine social. La fascia di prezzo ideale si attesta tra i 10 e i 25 euro. La socialità digitale riduce le occasioni tradizionali, ma aumenta la ricerca di esperienze reali.
L’enoturismo deve adattarsi. Le visite classiche sono viste come “noiose” (38%) e “troppo lunghe” (39%). I giovani chiedono esperienze dinamiche: degustazioni al tramonto, musica, pic-nic tra i filari. La sostenibilità è un altro fattore chiave: il 58% degli italiani la lega a una qualità superiore. Come nota Roberta Milano (BTO), l’enogastronomia non è più solo un prodotto, ma «la grammatica del nuovo turismo», un motore di sviluppo sostenibile.
A cura della redazione







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