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La donna che ha riscoperto se stessa dopo aver perso tutto
La donna che ha riscoperto se stessa dopo aver perso tutto
Un racconto sincero e coraggioso in cui Sonia Bruganelli si spoglia dell’immagine pubblica per ritrovare la donna autentica che ha imparato a riconoscersi solo dopo aver perso quasi tutto.
Una vita da rileggere senza filtri
Ci sono vite che, a un certo punto, chiedono di essere rilette. Non per nostalgia, ma per capire cosa resta davvero dopo che la scena si svuota, dopo che l’amore, la carriera e la fama hanno preteso la loro parte. È da questa urgenza che nasce “Solo quello che rimane”, il libro in cui Sonia Bruganelli si racconta senza filtri né indulgenze, trasformando la propria storia in un esercizio di verità. Produttrice televisiva, imprenditrice, volto discusso e spesso frainteso, Bruganelli mette da parte l’immagine pubblica per restituire la donna, la madre, la compagna, ma soprattutto l’essere umano dietro la corazza di ferro che per anni l’ha protetta e imprigionata.
Il coraggio di guardarsi dentro
Nel volume, in uscita il 21 ottobre per Sperling & Kupfer, la Bruganelli attraversa il labirinto della sua vita privata e professionale, portando con sé le parole che hanno segnato un’epoca del costume televisivo e quelle, molto più silenziose, che si dicono solo a sé stessi. Il matrimonio con Paolo Bonolis, la separazione annunciata nel 2023 dopo vent’anni di vita insieme e tre figli, diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla fatica di restare fedeli alla propria identità mentre tutto intorno chiede di essere perfetti. «Paolo voleva la favola e per tanti anni ho cercato di dargliela» scrive Sonia, ammettendo di aver compreso solo più tardi che quella favola le stava consumando la voce. Quando ha deciso di fermarsi, la risposta di Bonolis è stata semplice e tagliente: “Avevi promesso che sarebbe stato per sempre”. Ma non lo era più.
Il dolore che diventa forza
“Solo quello che rimane” non è un libro sul dolore, ma sul coraggio di riconoscerlo. Bruganelli racconta la maternità fragile, la malattia della primogenita Silvia, l’aborto giovanile che ha segnato la sua idea di amore e di colpa, gli anni di shopping compulsivo con cui cercava di riempire un vuoto che nessuna borsa o successo televisivo poteva colmare. Confessa di aver indossato la maschera della donna spavalda per difendersi, e di averla tolta solo quando i figli, ormai grandi, l’hanno costretta a guardarsi davvero. “Mi sono stancata della corazza che mi ero costruita da sola” scrive, con una lucidità che sa di resa e di rinascita.
Un invito alla comprensione
Tra un ricordo e una citazione letteraria, Sonia apre una finestra sul suo mondo interiore: quello di una lettrice che nei libri ha trovato i compagni di viaggio che la vita, a volte, non le dava. Ogni pagina è un passo dentro di sé, un invito a smettere di giudicare e a cominciare a comprendere. Anche l’amore con il ballerino Angelo Madonia, arrivato in un momento di consapevolezza matura, è raccontato con la misura di chi ha imparato che la felicità non è spettacolo ma presenza, rispetto, respiro. Nel tono sobrio e autentico del libro si percepisce una verità semplice ma rara: la forza non è nell’apparire invincibili, ma nel sapere dire “non ce la faccio” senza vergogna.
E allora resta davvero solo quello che conta, ciò che rimane dopo gli applausi, le luci e le maschere. In quelle parole che Sonia Bruganelli ha finalmente avuto il coraggio di scrivere, c’è il racconto di una donna che, dopo aver perso quasi tutto, ha trovato se stessa.
A cura della Redazione
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