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Il “prete Tinder” ha fatto sposare 1.280 single

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Il “prete Tinder” ha fatto sposare 1.280 single

Fernando Cuevas mette in contatto cattolici single attraverso WhatsApp: per entrare nel suo circuito occorrono più di 25 anni e la partecipazione alla Messa domenicale

C’è chi affida la ricerca dell’amore alle applicazioni di incontri e chi, invece, preferisce rivolgersi a un sacerdote. È la singolare storia di Fernando Cuevas, sacerdote spagnolo dell’Opus Dei che da circa quindici anni svolge un’insolita attività di mediazione tra persone cattoliche alla ricerca di una relazione stabile e orientata al matrimonio. Il suo metodo, lontano dagli algoritmi delle piattaforme di dating, utilizza soprattutto WhatsApp, un questionario e la conoscenza diretta delle esigenze dei candidati. Il risultato ha attirato l’attenzione anche fuori dalla Spagna: secondo i dati raccontati dallo stesso sacerdote, il suo sistema ha contribuito a portare all’altare 1.280 persone, cioè 640 coppie.

Una storia nata quasi per caso

L’avventura di Fernando Cuevas come “cupido” religioso non nasce da un progetto organizzato. Tutto comincia durante una passeggiata, quando il sacerdote si trova insieme a un giovane cattolico che nota alcune ragazze impegnate nella vita della parrocchia. Il ragazzo chiede al sacerdote di aiutarlo a conoscere una di loro e Cuevas decide di fare da intermediario. L’incontro funziona e, dopo alcuni mesi di fidanzamento, i due arrivano al matrimonio. Quella prima esperienza convince il sacerdote a continuare ad aiutare altri giovani che condividono la stessa difficoltà: trovare una persona con valori cristiani compatibili con i propri.

Con il passare degli anni, il semplice aiuto personale si trasforma in un sistema molto più ampio. Cuevas comincia a raccogliere informazioni sui single interessati e a confrontare le caratteristiche dei candidati. In seguito utilizza anche Tinder per ampliare la rete di contatti, ma il suo metodo attuale ruota soprattutto attorno a WhatsApp e a una scheda personale. Il sacerdote non vuole sostituire il rapporto umano con un algoritmo: preferisce conoscere le esigenze di chi gli scrive e individuare persone che possano incontrarsi realmente e costruire una relazione fondata su valori condivisi.

Il modulo raccoglie età, città, lavoro e interessi

Il funzionamento ricorda quello di una tradizionale agenzia matrimoniale, ma con un elemento decisivo: la compatibilità religiosa occupa un ruolo centrale. Chi vuole entrare nel circuito deve fornire diverse informazioni personali. Cuevas raccoglie dati come età, città di residenza, professione, studi, interessi, qualità personali, difetti, caratteristiche desiderate nel futuro partner e livello di partecipazione alla vita della Chiesa. Il sacerdote utilizza queste indicazioni per capire quali persone possano avere maggiori possibilità di instaurare un rapporto.

Oggi il sistema prevede anche due condizioni considerate fondamentali. Il candidato deve avere più di 25 anni e deve partecipare alla Messa ogni domenica. Questi requisiti distinguono il servizio di Cuevas dalle normali applicazioni di dating, dove gli utenti possono scegliere liberamente i criteri di ricerca e incontrare persone con stili di vita molto diversi. Nel caso del sacerdote, invece, la fede rappresenta il punto di partenza dell’intero percorso.

La distanza conta quanto la compatibilità

Quando Fernando Cuevas confronta le schede, non considera soltanto la dimensione spirituale. Anche la distanza geografica entra nel suo ragionamento. Il sacerdote cerca, quando possibile, persone che vivano nella stessa città o comunque in luoghi abbastanza vicini da consentire incontri frequenti. L’obiettivo consiste nel favorire un incontro reale, non una relazione costruita soltanto attraverso messaggi e telefonate.

Tra gli altri criteri che Cuevas prende in considerazione compaiono anche l’età e l’altezza. Quando trova condizioni compatibili, tende a proporre coppie nelle quali l’uomo abbia circa due o tre anni in più della donna e una statura superiore. Non si tratta però di regole assolute: il sacerdote valuta ogni situazione individualmente e considera soprattutto la possibilità che i due candidati condividano una visione simile della vita e del matrimonio.

Decine di richieste ogni giorno

La popolarità del “prete Tinder” ha trasformato quella che all’inizio sembrava una piccola attività pastorale in un impegno molto più consistente. Cuevas riceve decine di messaggi ogni giorno da persone interessate a entrare nel suo circuito. Le richieste arrivano dalla Spagna ma anche da diversi Paesi dell’America Latina, tra cui Argentina, Colombia e Perù. L’aumento delle domande ha reso necessario anche l’aiuto di un altro sacerdote, Vicente Huerta, che collabora nella gestione delle richieste e nella valutazione dei profili.

Il numero delle richieste mostra quanto sia forte, all’interno di una parte della comunità cattolica, il desiderio di trovare un partner che condivida la stessa fede. Cuevas racconta infatti di incontrare molte persone che considerano difficile conoscere qualcuno con un livello simile di partecipazione religiosa. “A molti cattolici costa trovare persone con le stesse convinzioni per iniziare una relazione”, ha spiegato il sacerdote parlando della sua esperienza.

Il sacerdote: nessun algoritmo, ma fiducia nella Provvidenza

Nonostante i numeri raggiunti, Fernando Cuevas non attribuisce il successo del suo metodo a una particolare abilità nel creare coppie. Il sacerdote respinge l’idea di possedere un talento speciale e interpreta il proprio ruolo soprattutto come quello di un intermediario. “Sono un sacerdote, confido pienamente nella Provvidenza”, ha spiegato, sottolineando la sua convinzione che ogni persona possa avere una propria vocazione e un progetto di vita.

Per Cuevas, quindi, il matrimonio non rappresenta semplicemente il risultato di un incontro riuscito. La ricerca del partner assume un significato spirituale e diventa parte di un percorso di vita condiviso. Proprio per questo il sacerdote presta particolare attenzione alla fede, alla partecipazione alla vita della Chiesa e alla disponibilità a costruire una relazione duratura. Il suo lavoro non consiste soltanto nel presentare due persone: punta a creare le condizioni perché possano conoscersi partendo da una base comune.

Un metodo semplice che continua a crescere

La vicenda del “prete Tinder” dimostra così come un’idea nata da un incontro casuale possa trasformarsi, nel corso degli anni, in una rete di relazioni capace di coinvolgere migliaia di persone. WhatsApp sostituisce l’algoritmo, il questionario prende il posto dello scorrimento dei profili e la fede diventa il principale criterio di selezione. Il sacerdote raccoglie le informazioni, confronta le caratteristiche e, quando individua una possibile compatibilità, mette in contatto le due persone.

Il bilancio raccontato da Cuevas rende la sua esperienza particolarmente insolita: 1.280 persone hanno trovato attraverso questo sistema il proprio partner e sono arrivate al matrimonio. Il sacerdote continua però a considerare ogni nuova richiesta come un caso individuale, senza promettere risultati immediati. Alcuni candidati devono aspettare più a lungo perché non sempre esiste una persona compatibile nella stessa fascia d’età o nella stessa zona.

In un’epoca nella quale le applicazioni di incontri permettono di conoscere migliaia di persone attraverso pochi gesti sullo schermo, il metodo di Fernando Cuevas segue una strada completamente diversa. Il sacerdote punta sulla conoscenza personale, sulla vicinanza geografica e soprattutto sulla condivisione della fede. È proprio questa combinazione, nata quasi per caso molti anni fa, ad aver trasformato un sacerdote di Valencia nel curioso e ormai celebre “prete Tinder”.

A cura di Nora Taylor
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