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Rita De Crescenzo, la docuserie esiste davvero

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Rita De Crescenzo, la docuserie esiste davvero

Il progetto audiovisivo dedicato alla popolare tiktoker napoletana sarebbe già in lavorazione, nonostante le smentite di Netflix e Prime Video, con tre episodi prodotti da Anemone Film e Groenlandia e un finanziamento pubblico da circa 1,1 milioni di euro

Rita De Crescenzo e il caso della docuserie che porta il suo nome continuano a far discutere, ma il vero colpo di scena arriva adesso, dopo le smentite delle piattaforme che hanno fatto pensare a un progetto mai realmente esistito. La storia, invece, sarebbe molto diversa e la ricostruzione di Giuseppe Candela per Dagospia aggiunge nuovi tasselli a una vicenda diventata rapidamente uno dei casi mediatici più curiosi dell’estate. Tutto era cominciato con l’indiscrezione di Chi, secondo cui Netflix avrebbe realizzato una docuserie sulla vita della popolare tiktoker napoletana. La notizia aveva immediatamente acceso il dibattito sui social, tra incredulità e polemiche, fino alla presa di posizione ufficiale di Netflix Italia, che attraverso Adnkronos ha smentito le voci sulla presunta lavorazione di una serie dedicata a De Crescenzo.

Le smentite delle piattaforme non chiudono il caso

Una smentita che, però, non sembra chiudere affatto la vicenda. A complicare ulteriormente il quadro era arrivato anche un post della stessa Rita, nel quale annunciava il suo approdo su Netflix con parole entusiaste, salvo poi rimuoverlo dopo poco tempo. Nel frattempo si era fatta strada l’ipotesi di Prime Video come possibile piattaforma di destinazione, ma anche in questo caso sarebbe arrivata una smentita. Il punto, però, è un altro: secondo le informazioni raccolte nelle ore successive, il progetto esisterebbe davvero. Non sarebbe dunque una semplice voce circolata sui social, ma una produzione già entrata nella fase operativa.

Svergognata, tre episodi e riprese già iniziate

La docuserie avrebbe anche un titolo, Svergognata, sarebbe composta da tre episodi e prodotta da Anemone Film e Groenlandia, società appartenente al gruppo Banijay. Tra gli autori figurerebbero Francesco Lettieri e Shadi Cioffi, mentre le riprese sarebbero già iniziate da alcune settimane, con una lavorazione destinata a durare diversi mesi. A questo punto la domanda non riguarda più soltanto quale piattaforma potrebbe trasmettere il progetto, ma soprattutto come sia stato finanziato e quale percorso abbia seguito. Ed è qui che la vicenda assume una dimensione decisamente più delicata.

Secondo quanto riportato da Dagospia e da Davide Maggio, il progetto avrebbe infatti ottenuto l’approvazione di una domanda per accedere a una misura prevista dalla Legge Cinema 220 del 2016, con un costo indicato in circa 1,1 milioni di euro al momento della richiesta. Un sostegno pubblico destinato a una produzione che racconta una delle personalità più controverse e popolari emerse dal mondo dei social italiani. Una figura che, al di là della notorietà conquistata online e delle numerose apparizioni televisive, porta con sé anche una storia giudiziaria che inevitabilmente fa parte del racconto pubblico che la riguarda.

Il passato giudiziario entra nel racconto audiovisivo

Nel 2017 De Crescenzo fu arrestata nell’ambito di un’inchiesta sfociata nel blitz contro il clan Elia del Pallonetto di Santa Lucia. È stata inoltre coinvolta in un procedimento relativo a una presunta rete di spaccio di cocaina, accuse che ha sempre respinto, mentre nel 2026 è arrivata una condanna in primo grado a un anno per diffamazione ai danni di un’assistente sociale del Comune di Napoli. Elementi che rendono ancora più acceso il dibattito sulla scelta di trasformare la sua vicenda personale in un prodotto audiovisivo sostenuto anche attraverso strumenti pubblici.

Netflix, dunque, smentisce di essere dietro la serie, Prime Video nega di averla acquisita, ma il progetto, stando alle ricostruzioni, sarebbe tutt’altro che un’invenzione. E mentre resta da scoprire dove approderà Svergognata, il vero interrogativo ormai è un altro: non se la serie esista, ma perché una storia capace di dividere così profondamente l’opinione pubblica sia diventata, a tutti gli effetti, un progetto audiovisivo pronto a conquistare anche lo schermo.

A cura di Nora Taylor
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