Editoriale
FLAVIO INSINNA È LA PUNTA DELL’ICEBERG DI UNA TV CHE AL PUBBLICO MOSTRA SOLO UNA FACCIA
FLAVIO INSINNA LITIGA CON “STRISCIA LA NOTIZIA” PER LA PESSIMA FIGURA COLLEZIONATA DOPO LE SUE SFURIATE AD “AFFARI TUOI” CONTRO CONCORRENTI E STAFF. MA IL SUO NON È UN CASO ISOLATO. LA TV ITALIANA CELA UN RETRO MONDO MOLTO SPESSO IMPERCETTIBILE AL GRANDE PUBBLICO
Flavio Insinna come Paolo Bonolis (si fa per dire…). Chi non ricorda quando negli anni 2000, forte anche del suo enorme successo con le prime edizioni di Affari Tuoi (e di Domenica In), l’attuale conduttore di Avanti un Altro venne preso di mira da Striscia la Notizia, costringendo Bonolis ad alcuni botta risposta fra lui e in quel momento ex amico Antonio Ricci, usando anche le telecamere dei suoi programmi?
In quel caso però poteva essere palese l’interesse del Tg satirico di scoperchiare la pentola su un gioco il cui contenuto è sempre stato oggetto di discussioni. I cosiddetti pacchi, che tanti soldi hanno regalato, per Ricci e il suo staff creavano più di un dubbio sul tipo di gioco. Dopo 14 anni ci risiamo. Un altro showman al timone del game di Raiuno è sotto il torchio del preserale di Canale 5, ma stavolta per ben altre, condivisibili, ragioni.
A me personalmente Flavio Insinna non è mai piaciuto: quel modo di voler essere sempre un po’ troppo simpatico, o un po’ troppo serio (non riuscendo mai a essere né l’uno, né l’altro), quel vizio di urlare al posto di parlare non sono mai stati di mio gradimento. Eppure il successo ce l’aveva, per carità. Molto spesso superando anche la concorrenza.
Ma per un fattore epidermico mi sento sempre abbastanza sensibile, tanto che quando Striscia ha mandato in onda il primo servizio ho subito chiamato mia madre, con la quale ho più volte discusso sull’argomento, dicendole quasi fiero di me stesso: hai visto? Su Insinna avevo ragione io. I video sono inequivocabili, come d’altronde sono legittime le sue difese.
INSINNA È SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG
Il punto è che la Rai dovrebbe scusarsi per una pessima figura difficilmente rimediabile, dovrebbe prendere atto lo stesso Insinna che forse sarebbe meglio fare un passo indietro e chiedere scusa a tutti: ai concorrenti vessati, alle maestranze trattate a pesci in faccia, al pubblico palesemente ingannato al quale ha mostrato una faccia che evidentemente non era la sua.
Però, e questo lo dico a me stesso e a tutti coloro che fanno il mio mestiere, occorrerebbe parlare anche di altre trasmissioni e di chi le conduce o vi partecipa. Perché Mediaset non è immune da personalità isteriche, come non lo è il resto della tv italiana. Forse Insinna ha calcato un po’ troppo la mano, ma io ricordo di essere stato nel backstage di altri programmi dove la tensione si tagliava con un coltello. Dove una famosa ex conduttrice sbraitava a più non posso con chiunque. E non bisogna nemmeno andare indietro di tanti anni.
Dai talent, ai contenitori, alle trasmissioni sportive. Senza risparmiare Sanremo, che verso la fine degli anni ’90 (complice anche l’incapacità di gestione del carrozzone festivaliero da parte della Rai in quel periodo) sembrava un campo di battaglia.
Attrici o attori sul set che linciano a parole lo staff, cantanti e ugole d’oro che oltre a strillare ai microfoni lo fanno contro i propri collaboratori. Questa sorta di atteggiamento da delirio di onnipotenza (molto delirio e poca onnipotenza) è comune. Anche la politica non è immune da questo andazzo.
LE SFURIATE DAVANTI ALLE TELECAMERE ANCHE SE FUORI ONDA SONO UN BOOMERANG
Quello che però più di tutto mi ha colpito di Insinna, giusto per tornare al tema principale, è la sua ingenuità. Oggi siamo tutti videosorvegliati, potenzialmente registrati, sotto l’occhio del vero Grande Fratello. Come poteva anche solo pensare che le sue sfuriate incontenibili (e incomprensibili) non sarebbero state filmate per poi ritorcersi contro di lui?
Oggi bisogna avere paura a fare qualsiasi cosa: a scrivere su facebook, a parlare al telefono, a mandare sms sulle chat. Tutto può essere usato contro di noi. E’ sbagliato questo sistema, ne sono consapevole. Non si può vivere sotto stretta sorveglianza. Ma nulla più si può fare e per difendersi dalla tecnologia c’è un proverbio che in questo caso calza a pennello: male non fare paura non avere.
ANDREA IANNUZZI












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