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Festa del Cinema di Roma: tutti i premiati del gran finale
Festa del Cinema di Roma: tutti i premiati del gran finale
I momenti chiave della cerimonia di premiazione, il verdetto delle giurie e i titoli che hanno conquistato il pubblico
Con la tradizionale cerimonia di chiusura andata in scena sabato 24 ottobre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma ha tagliato il traguardo. A tirare le somme di un’annata densa di proposte è stato un fitto programma culminato nella Sala Petrassi, dove, a partire dalle ore 17, la conduttrice radiofonica e televisiva Ema Stokholma ha fatto da padrona di casa per l’assegnazione dei riconoscimenti ufficiali.
Il Concorso Progressive Cinema e i premi ufficiali
Il cuore pulsante del verdetto è stato il Concorso Progressive Cinema. A valutare i diciotto titoli della selezione è stata la giuria guidata dal regista e sceneggiatore polacco Jan Komasa, affiancato dall’attrice e produttrice brasiliana Alice Braga, dall’attrice e poetessa Saja Kilani (giordana, palestinese e canadese), dal regista e montatore spagnolo Carlos Marques-Marcet e dal regista italo-americano Alessio Rigo de Righi. Sul piatto le statuette per Miglior Film, Gran Premio della Giuria, Miglior regia, Miglior sceneggiatura, Miglior attrice, Miglior attore e il Premio speciale della Giuria.
Una rosa eterogenea quella al vaglio dei giurati, composta da Brianza di Simone Catania, Ceniza en la boca (Ashes) di Diego Luna, Closure di Michał Marczak, Congo Boy di Rafiki Fariala, Dua di Blerta Basholli, Eurotrash di Frauke Finsterwalder, Gæsten (The Guest) di Mads Mengel, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, I Love Boosters di Boots Riley, I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard, The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson, Mustang di Kasia Smutniak, Sants di Mikel Gurrea, Skejtanjeto ne e za devojčinja (Skateboarding Is Not for Girls) di Dina Duma, Thit-Thee Khu (Fruit Gathering) di Aung Phyoe, Uļa (Ulya) di Viesturs Kairišs, Voilà, c’est fini di Gustave Kervern e Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi. Agli spettatori è spettato invece il compito di decretare il film vincitore del Premio del Pubblico Terna.
Le nuove generazioni e la sezione Freestyle
Riflettori puntati anche sulle nuove generazioni con il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane: quattordici le opere prime al vaglio del trio composto dalla presidente Ludovica Rampoldi, dalla regista francese Pauline Loquès e dal cineasta romeno Corneliu Porumboiu. In gara, oltre ai titoli tratti da Progressive Cinema (Congo Boy, Gæsten, Thit-Thee Khu e Yesterday the Eye Didn’t Sleep), una folta rappresentanza della sezione Freestyle: 7 anniversari di Sabrina Iannucci, Bloques erráticos (Erratics) di Thomas Woodroffe, Cambogia di Valerio Lundini, Clementine Orange di Lisa Forslund, Club Kid di Jordan Firstman, Lady di Olive Nwosu, Mecenaten (The Patron) di Julia Thelin, The State of Us (diretto a quattro mani da Jake Harvey e Ollie Gardner), Tangles di Leah Nelson ed El tren fluvial (The River Train) di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale.
Il cinema del reale e i documentari
Confermata per il secondo anno consecutivo l’attenzione verso il cinema del reale. Il Premio al Miglior Documentario ha visto all’opera il presidente Roberto Minervini con Andrea Queralt e Jessica Sarah Rinland, chiamati a giudicare quattordici documentari: Closure e Mustang dal concorso principale, e ben dodici proposte pescate dagli Special Screenings (Alea Jacarandas di Hassen Ferhani, Birds of War di Janay Boulos e Abd Alkader Habak, Dans la gueule de l’ogre di Mahsa Karampour, Elza di Eryk Rocha, Un hiver russe di Patric Chiha, Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney, Nowruz – Nuovo giorno di Francesco Cannavà, Rehearsals for a Revolution di Pegah Ahangarani, The Secret Reading Club of Kabul di Shakiba Adil ed Elina Hirvonen, La stanza degli altri di Enrico Maisto, Tin Castle di Alexander Murphye e To Hold a Mountain di Biljana Tutorov e Petar Glomazić).
Premio Gillo Pontecorvo e la selezione Best Of
La giornata di sabato ha tenuto a battesimo anche la prima edizione del “Premio Gillo Pontecorvo”, attribuito a Notre salut di Emmanuel Marre, titolo già tra i più acclamati a Cannes 2026 e inserito nella sezione “Best Of”. Il tributo, teso a esaltare opere capaci di fondere rigore cinematografico e impegno civile, è stato consegnato al regista nella Sala Petrassi da Marco Pontecorvo, figlio di Gillo, d’intesa con la direzione artistica. Sempre per “Best Of”, il Teatro Studio Gianni Borgna ha accolto nel pomeriggio Ben’Imana di Marie-Clémentine Dusabejambo, forte della Caméra d’or vinta sulla Croisette e incentrato sulla complessa convivenza post-genocidio dei Tutsi.
Glamour internazionale e le grandi serie TV
L’Auditorium ha fatto spazio anche al glamour internazionale grazie alle serie televisive della sezione Freestyle Serie (in partnership con Roma Lazio Film Commission). La Sala Sinopoli è stata infatti teatro dell’anteprima mondiale del primo episodio della seconda stagione di All’s Fair, accompagnata da un red carpet affollato da Kim Kardashian, Naomi Watts, Niecy Nash-Betts e Sarah Paulson, pronte a rimettere in scena i giochi di potere dello studio legale Grant, Ronson & Greene. Subito dopo, lo schermo è passato a La famiglia Panini – L’avventura delle figurine di Letizia Lamartire, con Serena Rossi nei panni della tenace matriarca Olga, custode del celebre invito all’azione «Andiamo a vedere!» che ha portato l’edicola modenese del dopoguerra fino all’apoteosi globale di Messico 1970.
Anteprime, arte visiva e memoriali
Il cartellone cinematografico ha riservato spazio a una fitta serie di anteprime e dialoghi con l’arte. Il Teatro Studio Gianni Borgna ha proiettato la prima mondiale di Riverrun, incursione nella finzione dell’artista visivo Philippe Parreno con protagoniste Charlotte Gainsbourg, Zoe Saldaña e Vicky Krieps. Il MAXXI ha invece aperto i battenti per Lucia Di Luciano di Fabio Cherstich – ritratto postumo della pittrice scomparsa a inizio 2026 –, per The Oligarch and the Art Dealer di Andreas Dalsgaard (presentato insieme ad Antoine Harari e Ines Bensalem) e per Pinocchio, il bambino del mondo di Paolo Borraccetti, arricchito da rari archivi per il bicentenario di Collodi e interventi di registi e studiosi quali Francesca Comencini, Guillermo del Toro, Caroline Anthérieu-Yagbasan e Narges Ghorbani. Sul fronte del documentario e dell’impegno sociale si sono distinti inoltre Alla tua partenza sarà notte di Nicolò Ribolla e Once Upon a Time in Harlem, prezioso recupero storico di William Greaves e David Greaves.
Celebrazioni d’archivio alla Casa del Cinema
Non sono mancate le celebrazioni d’archivio alla Casa del Cinema con la sezione Storia del Cinema: il kolossal sovietico The Circus di Grigorij Aleksandrov (omaggio a Goffredo Fofi introdotto da Anna Antonelli), il ricordo a dieci anni dalla morte di Ettore Scola con il corto ‘43-’97 e il documentario Laura Betti, una disperata vitalità di Peter Marcias, il restauro Disney/Park Circus di Fight Club di David Fincher e infine Shame di Steve McQueen con Michael Fassbender, programmato nell’ambito del tributo a Tessa Ross.
Iniziative finali e chiusura della rassegna
A completare una giornata densa per l’industria cinematografica capitolina, l’Auditorium Parco della Musica ha ospitato la sesta edizione dello Z-PITCH Contest promosso con la NABA all’interno delle iniziative UNESCO Rome City of Film, e l’incontro con Donatella Finocchiaro per il ciclo “Roma Lazio in serie” presso AuditoriumArte. Il pubblico ha infine affollato le sale dell’Olimpico ACEA e del Giulio Cesare per le consuete repliche di fine rassegna, chiudendo un weekend che ha trasformato la Capitale nel centro nevralgico della creatività per immagini.
A cura della redazione
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