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Myrta Merlino, le critiche e il rapporto con Barbara D’Urso

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Myrta Merlino, le critiche e il rapporto con Barbara D’Urso

Ospite del podcast The BSMT di Gianluca Gazzoli, la giornalista ripercorre l’arrivo alla guida di Pomeriggio Cinque dopo l’uscita di scena di Barbara D’Urso, racconta le difficoltà affrontate e respinge l’idea di una rivalità personale, mentre un’espressione sul pubblico televisivo scatena le reazioni sui social

Myrta Merlino torna a parlare di Pomeriggio Cinque e del passaggio a Canale 5 dopo l’uscita di scena di Barbara D’Urso, ricostruendo un capitolo professionale che, a distanza di tempo, continua a far discutere. Ospite di The BSMT, il podcast condotto da Gianluca Gazzoli, la giornalista ha ripercorso le circostanze che l’hanno portata alla guida del programma pomeridiano, soffermandosi sulle difficoltà incontrate, sulle critiche ricevute e su una presunta rivalità con la collega che non ha mai riconosciuto come reale.

A colpire, però, è stata soprattutto un’espressione utilizzata per descrivere il pubblico e le sue abitudini televisive, finita al centro delle reazioni sui social. Merlino ha spiegato di non aver cercato di subentrare a D’Urso e di essersi trovata davanti a una decisione editoriale già presa dai vertici Mediaset. «Io non c’entro nulla», è il senso della posizione ribadita dalla conduttrice, che ha raccontato di aver inizialmente immaginato per sé un progetto differente, possibilmente in prima serata, prima di accettare la responsabilità di un contenitore quotidiano così riconoscibile. La difficoltà, infatti, non consisteva soltanto nel misurarsi con una nuova rete, ma nell’entrare in sintonia con un pubblico abituato da quindici anni a un preciso stile televisivo.

La frase sul pubblico che scatena le polemiche

Myrta Merlino ph ig

Myrta Merlino ph ig

Nel descrivere quella platea e il legame costruito nel tempo con la precedente conduttrice, Merlino ha parlato di «quella roba lì», un’espressione colloquiale che non è passata inosservata. Nei commenti, diversi utenti si sono indignati, interpretando quelle parole come una definizione poco rispettosa di un programma e di chi lo seguiva con affetto. Una reazione che ha riportato in primo piano quanto possa essere delicato il rapporto tra un volto televisivo e l’identità di una trasmissione, soprattutto quando il cambiamento arriva dopo una conduzione durata così a lungo. Eppure, nel racconto di Merlino, non c’è soltanto il peso di un’eredità ingombrante, ma anche il tentativo di prendere le distanze dalla narrazione di uno scontro personale.

La stima per Barbara D’Urso e la presunta rivalità

La giornalista ha espresso apprezzamento per Barbara D’Urso, riconoscendole capacità professionali e qualità umane, e ha ricordato come le differenze tra loro non debbano necessariamente trasformarsi in una competizione. «Siamo tanto diverse», è il senso del suo ragionamento, ma questo non cancella il valore del lavoro svolto dalla collega nel corso della sua lunga esperienza televisiva. Un confronto diretto tra le due, tuttavia, non c’è mai stato in quel periodo. Merlino ha ricondotto questa distanza alla tensione esistente tra D’Urso e l’azienda, spiegando di essersi ritrovata coinvolta in una vicenda che, nelle sue intenzioni, non la riguardava.

Le difficoltà del passaggio a Canale 5

L’impatto con il nuovo contesto, intanto, si è rivelato più duro del previsto. Abituata agli anni trascorsi a La7 alla guida de L’Aria che tira, la conduttrice ha raccontato di aver sofferto per l’ondata di critiche e per un’esposizione mediatica accompagnata da commenti particolarmente aggressivi. Un’esperienza che l’ha costretta a fare i conti con un clima diverso e a interrogarsi sul peso attribuito al lavoro e alle ambizioni personali. Le sue parole riaprono così una pagina televisiva nella quale si intrecciano scelte editoriali, affezione del pubblico e sensibilità individuali. Perché cambiare una conduzione significa anche confrontarsi con quindici anni di consuetudini, e basta un’espressione per riaccendere una discussione mai davvero archiviata.

A cura di Nora Taylor
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