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Edoardo Piccaluga, il palco al posto del pallone
Edoardo Piccaluga, il palco al posto del pallone
Dalla prima risata a Riccione al sogno del teatro: il percorso di un giovane che trasforma una scintilla in passione concreta tra studio, copioni e grandi ambizioni
C’è chi sogna il pallone e chi, invece, sceglie il palcoscenico. Edoardo Piccaluga appartiene alla seconda categoria: mentre molti suoi coetanei rincorrono un gol, lui rincorre emozioni, battute e applausi. Tutto è iniziato quasi per gioco, durante una serata estiva a Riccione, ma oggi quella scintilla si è trasformata in passione, studio e dedizione. Tra copioni, risate e sogni ancora da scrivere, ci racconta il suo percorso nel mondo della recitazione e del doppiaggio.
Come hai capito che ti piaceva recitare? C’è stato un momento preciso?
«È iniziato tutto durante una vacanza a Riccione. Ho partecipato a un talent show per bambini, ho raccontato delle barzellette e tutti ridevano e applaudivano. In quel momento ho capito che il palco faceva per me. Avevo appena compiuto 11 anni, e da lì mi sono iscritto a un corso di teatro».
Cosa pensano i tuoi amici di questa passione?
«Quasi tutti giocano a calcio e non sono molto interessati al teatro, però spesso mi dicono: “ricordati di me quando sarai famoso!”».
Ricordi la tua prima esperienza sul palco?
«Il primo spettacolo con il laboratorio teatrale è stato emozionante: preparare il copione, vedere il lavoro crescere prova dopo prova e poi arrivare alla sera dello spettacolo… è stato bellissimo. Ho provato anche un set cinematografico con l’Accademia degli Artisti, ma preferisco il teatro».
Meglio cinema o teatro?
«Sicuramente teatro, soprattutto una commedia. Mi piacerebbe essere il personaggio che fa più ridere».
Hai un “trucco” per entrare nelle emozioni?
«Se devo piangere penso a qualcosa di triste, oppure fisso una luce per qualche secondo. Per ridere invece penso a scene divertenti: quella di Tre uomini e una gamba in cui Giovanni urla “ma vieeeeni!” mi fa sempre ridere».
Ti è mai capitato di avere paura davanti al pubblico?
«Sì, durante una stand-up comedy: gambe che tremavano, bocca secca, cuore a mille. Poi ho iniziato ed è andato tutto bene».
C’è un personaggio a cui vorresti dare la voce?
«Gumball, il cartone su Cartoon Network. Mi piacerebbe tantissimo doppiarlo».
Chi è il tuo mito?
«Aldo, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Li ho visti tantissime volte, mi fanno sempre ridere».
Come concili scuola e recitazione?
«Ora continuo a fare teatro e a guardare tanti film, anche in bianco e nero. Stiamo preparando uno spettacolo di Shakespeare, ma riesco comunque a studiare e fare i compiti».
Dove ti vedi tra dieci anni?
«In un grande teatro… anche non grandissimo, ma su un palco sì».
Che consiglio daresti a chi è timido?
«Anch’io lo sono. Il teatro aiuta tantissimo: ti permette di esprimerti, usare la fantasia ed essere tanti personaggi diversi. Secondo me tutti dovrebbero provarlo almeno una volta».
Con la sua spontaneità e una passione già ben definita, Edoardo muove i primi passi nel mondo dello spettacolo con entusiasmo e consapevolezza. Il palco, per lui, non è solo un sogno, ma un luogo dove sentirsi davvero a casa.
A cura della Redazione
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